The Morning Benders

I Morning Benders sono una delle migliori band californiane del momento, ammirate ed acclamate da tutta la stampa americana ed europea. Il gruppo si è formato nel 2006 per volontà di Chistopher e Jonathan Chu, insieme al bassista Julian Harmon e al batterista Tim Or. L'universo sonoro dei Morning Benders si muove tra le onde della California del nord, S. Francisco e la sua baia, e paga tributo ai Beach Boys che furono, ai Dodos, Fleet Foxes e Vetiver dei giorni nostri, senza tralasciare il college rock di Eels e Weezer.

I Morning Benders sono divenuti dei predestinati già con la pubblicazione del loro esordio “Talking Through Tin Can”, pubblicato nel 2008 (album che arrivò fino al numero otto della Heatseeker chart di Billboard), e hanno confermato il loro status con il nuovo “Big Echo”, già considerato un masterpiece per la nuova scena folk. “Big Echo” è stato pubblicato in Europa dalla Rough Trade e i Morning Benders sono già considerati come dei figliocci skater di Fleet Foxes e Grizzly Bear, capaci di rinverdire la lezione di Neil Young e del folk USA con una colorita iniezione di attitudine west coast. Del nuovo disco si è parlato tanto, soprattutto delle sue armonie vocali intessute in pezzi pop orchestrali e vellutati.

Si è parlato della mano di Chris Taylor (Grizzly Bear) dietro la produzione a modellare le ingenue melodie corali della band in dieci gemme rifinite. Ogni cosa prende il proprio posto naturalmente, dall’indie rock in stile Garden State di “Wet Cement” e “Cold War (Nice Clean Fight)” alle aperture languide e distorte di “Pleasure Sighs”. La matrice dei Grizzly Bear aleggia protettrice su tutto il percorso, con i suoi archi rotondi e l’accessibilità universale di certo pop anni ‘50 e ‘60, ma sono la scrittura di Chu e il suo cantato pulito a rendere “Big Echo” quel puzzle intrigante di indie made in USA che è. Una fotografia perfetta dello stato attuale di ciò che è elegantemente orchestrale.

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